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Giovanni Di Corrado, direttore del Centro Studi di Confimprenditori: “Il cuore del centro studi siete voi che lo componete, perché siete l’anello di congiunzione essenziale con la realtà imprenditoriale”. 

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Roberto Aruta: “Vengo da Napoli e proprio basandomi sulla realtà in cui vivo e lavoro credo sia fondamentale partire dalle questioni che interessano la piccola e media imprenditoria, che è capillare e diffusa”.

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Francesca Bragaglia: “Occorre rovesciare il luogo comune per cui l’imprenditore è colpevole in quanto tale, una tara culturale che ci trasciniamo da decenni su cui è necessario intraprendere una battaglia culturale”.

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Gianfranco Fedele: “Una delle maggiori difficoltà oggi per chi fa impresa e si occupa di consulenza del lavoro è la giungla normativa che va disboscata”.

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Barbara Foresti: “La complessità della burocrazia oggi mette a repentaglio la stessa sopravvivenza delle aziende. Il lavoro del centro studi è fondamentale per fornire proposte di semplificazione e orientamento”.

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Giuseppe Giganti: “La Sicilia e il Mezzogiorno sono la prima linea per chi vuole creare impresa e lavoro, ma deve essere diffusa una cultura d’impresa”.

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Fabio Panella: “Il centro studi è lo strumento indispensabile per contribuire a mutare l’ordine del giorno e per lavorare anche su ipotesi di scenario strutturale. Cosa avverrà all’occupazione nel 2018 quando cesseranno gli incentivi del Jobs Act? Questa è una delle domande alle quali dovremo rispondere”.

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Pasquale Torchia: “Un centro studi è uno spazio di superconsulenza fondamentale alle imprese e al lavoro. E’ l’occasione per avviare un’esperienza nazionale”.