“Le piccole e medie imprese italiane non sono le più deboli d’Europa, come vuole fare intendere Moody’s, ma sono quelle costrette ad operare nelle condizioni di maggiore svantaggio. La tradizione e la forza dell’imprenditoria italiana non può essere messa in discussione da nessuna agenzia di rating. I dati su sofferenze e fallimenti devono essere letti nel giusto modo, ossia come il riflesso di una crisi economica che in Italia è stata più forte che altrove, e alla quale non siamo stati in grado di reagire con interventi tempestivi ed efficaci”.
Il presidente della Confimprenditori, Stefano Ruvolo, commenta così il report di Moody’s secondo il quale dal 2008 il numero di fallimenti di pmi in Italia ha superato di oltre un punto percentuale quello delle nuove nascite, mentre sono cresciute le sofferenze bancarie a causa dello stock di crediti deteriorati che è ora quadruplo rispetto a prima della crisi.
“Paghiamo le bollette più care d’Europa, abbiamo un fisco che opprime gli imprenditori, siamo penalizzati sul fronte dell’accesso al credito – osserva il presidente della Confederazione – Questi sono elementi che rendono iniqua la competizione tra pmi italiane e pmi straniere. Chi perde però è il paese, perché le pmi sono l’ossatura del nostro sistema economico. Aiutare le pmi significa aiutare l’Italia tutta”.
La priorità è l’armonizzazione delle tassazioni sulle imprese in Italia con quella degli altri paesi d’Europa. “Dati Istat diffusi oggi – spiega Ruvolo – stimano che i provvedimenti del governo, su Ires e Irap, porteranno nel 2016 ad una diminuzione complessiva dell’11% delle imposte societarie. Lo intendiamo come un punto di partenza, e non di arrivo. Come la presa d’atto dell’urgenza di attuare provvedimenti a favore delle imprese, agendo anche su maggiori agevolazioni su costo di energia, credito e costo del lavoro”.