I temi dell’attualità economica e finanziaria, gli interventi legislativi che riguardano imprese e professionisti, e le nuove discipline fiscali, sono stati gli argomenti all’ordine del giorno di un vertice nella sede della Confimprenditori, a cui hanno preso parte il vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Enrico Zanetti, e i vertici della Confederazione: il presidente Stefano Ruvolo, il vice presidente Gerardo Santoli, e il direttore generale Giusy Coppolino.
“E’ stata l’occasione – ha riferito Ruvolo al termine del summit – per esporre al vice ministro Zanetti due proposte che ci siamo impegnati a portare all’attenzione del governo: l’istituzione di ammortizzatori sociali anche per gli imprenditori e la fattura fiscale nulla”.
La prima questione è stata illustrata anche al responsabile economico del Partito Democratico, Filippo Taddei, nelle scorse settimane.
“Crediamo fortemente nella necessità di introdurre nel nostro ordinamento nuovi strumenti a sostegno degli imprenditori e delle imprese – ha spiegato Ruvolo – Ci siamo fatti portavoce, prima con Taddei, e oggi con il vice ministro Zanetti, di una richiesta che ci giunge dai nostri associati e che sappiamo essere largamente condivisa anche da altre categorie sociali. Questo perché il welfare per gli imprenditori e per le imprese permette di aiutare le aziende in crisi, e dunque anche i lavoratori di quelle realtà produttive”.
Nel colloquio con Zanetti, il presidente Ruvolo ha presentato le deduzioni della Confimprenditori circa la piena sostenibilità della misura. “Così come è stata elaborata dai nostri analisti, non peserebbe di nemmeno un euro sul bilancio dello Stato – ha osservato – Gli ammortizzatori sociali verrebbero finanziati con i contributi versati dallo stesso imprenditore ai fondi paritetici interprofessionali e agli enti bilaterali, comprese le casse edili, e alle associazioni di categoria”.
Un altro degli argomenti sottoposti al vice ministro Zanetti è stato quello della fattura fiscale nulla, che riguarda quelle fatture emesse ma non ancora pagate dai commitenti.
“Abbiamo sottolineato un principio secondo noi sacrosanto: tutte le tasse, e non più solo l’Iva, devono essere versate al saldo. Lo Stato è un socio dell’impresa, e come qualunque socio ha diritto alla sua quota prelevandola solo dai ricavi effettivi. Bisogna considerare che, in media, i giorni d’incasso di un credito da parte delle imprese sono di 95 giorni, e anche di più per i professionisti. Tale condizione, unita alla morsa del credito,  rischia di limitare l’operatività di aziende e professionisti, e talvolta addirittura di rappresentare una barriera all’accesso per quanti vogliono puntare sul proprio talento, fare impresa, e dare lavoro”.
Entrambe le proposte sono state ritenute “giuste e legittime” dal vice ministro Zanetti, che si è impegnato ad approfondire ulteriormente le questioni e a farne oggetto di discussione in sede legislativa.
“Bisogna ricordare a tutti che la ricchezza, prima di essere redistribuita, deve essere creata – ha spiegato il vice ministro – E l’unico luogo dove questo è possibile è l’impresa, senza la quale non c’è il Paese. Ma non basta. C’è bisogno di politiche fiscali, infrastrutture per muovere merci, persone e dati”.
Zanetti ha poi illustrato le principali novità per imprese e professionisti contenute nel piano annunciato dal governo per semplificare il fisco.
“Si tratterà di proseguire su strada già intrapresa con la delega fiscale, per rendere sempre già efficaci e facili da usare gli strumenti telematici come fatturazione elettronica, 730 e Unico pre-compilato. L’obiettivo è duplice: meno adempimenti per le imprese, più dati a disposizione per la pubblica amministrazione. Altro fronte è quello della semplificazione del fisco nei rapporti con l’estero, per rendere sempre meno di ostacolo la fiscalità alle nostre piccole e grandi imprese che esportano”.
“Gli altri siamo noi, come recita una nota canzone – ha concluso il rappresentante del governo –  Per questo cerchiamo di essere vicini alle nostre imprese anche con una ridefinizione del problema dei controlli. I presidi di legalità sono imprescindibili, ma attualmente la matrice è prettamente burocratica e scarsamente investigativa: si controllano le carte e non i fatti, rendendo così la vita difficile anche ai nostri imprenditori”.